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  Un Natale dopo l'altro con Tonino Guerra, Bagnacavallo  

Bagnacavallo
Piazza Nuova

Un Natale dopo l'altro con Tonino Guerra

"I Natali che non si dimenticano."

Tonino Guerra

Tutto ebbe inizio nel '90, quando i due giovani artefici dell'Associazione Culturale Officina giunsero a Pennabilli e si incontrarono con Tonino Guerra. Ci fu subito feeling che divenne presto amore. In quel clima di amicizia e armonia nacquero le installazioni per questa nobile città della Romagna. Tutte erano finalizzate al Natale e alle giornate di festa, così un Natale dopo l'altro a Bagnacavallo divenne un appuntamento da non perdere. Il poeta lanciava le sue idee, disegnava bozzetti e schizzi per installazioni ed eventi, consegnava un disegno della magnifica Piazza Nuova con stelle comete e alberi luminosi. Stefania Montanari e Italo Graziani raccoglievano i suggerimenti e realizzavano i sogni del poeta, con l'ausilio di tanti collaboratori; artisti, ceramisti, pittori, mosaicisti, fotografi, falegnami, artigiani, fabbri, pasticceri, cuochi, osti. In tanti hanno collaborato alla creazione di eventi unici, indimenticabili e hanno permesso la nascita di oggetti d'arredo sia urbano che per interni. A migliaia hanno visitato la Piazza coi portici e le botteghe e il Centro Storico e ricordano quei giorni pieni di luce e di emozioni. Il tutto prese avvio con I sentieri di Natale e con l'arrivo de L'arco di Natale per il trionfo dell'infanzia nel '90/'91, che ora donato ai pennesi dall'Associazione Officina fa bella mostra di sé nell'Orto dei frutti dimenticati di Pennabilli. La stella della capanna è caduta a Bagnacavallo è invece il titolo della seconda manifestazione nata dal sodalizio tra Guerra e Bagnacavallo, pensata "per far tornare la voglia di guardare in alto". Era dicembre del 1991 e gennaio del '92. Con l'auspicio che un Natale come quello del '44, ricordato nella poesia di Guerra dal titolo Nadèl de' 44 (Natale del '44), non torni mai più, nella Piazza Nuova cadde la stella della Capanna. Un enorme stella cometa in ceramica creata da Giò Urbinati venne posta al centro mentre ne La bottega dei nonni apparvero i frutti dimenticati, i sapori di Natale e i giocattoli animati. Nacque il vicolo degli amori: un sentiero coi pensieri colorati di Guerra. Polvere di stelle davanti agli occhi dei bambini portò nel '92/'93 grandi alberi di luce e tantissime iniziative per tessere la ragnatela della memoria. La luce nelle mani dell'infanzia fu l'idea per il Natale del '93/'94, e si strutturò in una miriade di eventi: centinaia di candele portate su Il carro della luce, La favola di Bagnacavallo fulcro delle manifestazioni, Il camino delle favole dove poter incontrare il poeta e presentare le favole romagnole. Arrivò anche l'Angelo coi baffi di Luigi Poiaghi e aprì la Mostra dei disegni di Leo Longanesi. La frase del poeta recita:" …non importa se perdi i paesaggi, le stagioni, gli odori, i rumori,…tutto affonda dentro a quella cosa che si desidera…". Nel '94/'95, ecco Bagnacavallo dei Labirinti dove "I labirinti di Bagnacavallo si collegano ai labirinti della nostra mente e ci portano a ritrovare le magie più segrete" come scrive Guerra. Così da questa idea nacquero Il labirinto dell'Europa, quello del fuoco, degli specchi e dei suoni, e ancora Il bosco incantato, Gli alberi della luce. Ritornarono il carro della luce, il camino delle favole e si susseguirono gli eventi in un ricco programma che si chiuse come ad ogni edizione a metà gennaio. Natale al convento nel '95/'96 fu l'ultimo anno in cui questo sodalizio prese forma, rintanandosi al chiuso, nel convento di San Francesco. Tema dominante il Presepe, con i presepi nell'arte, quello in ceramica di Giò Urbinati e quello di Guerra in cui protagonista era l'infanzia, così richiamata in una sua frase: "Da sotto le costellazioni l'infanzia ci guarda. Ci guarda l'innocenza e non rispondiamo. Ci guarda la grazia e non rispondiamo. Ci guarda la fantasia e non rispondiamo". Tutti i materiali e le originali creazioni artistiche realizzate in quegli anni, ora custoditi dall'Associazione Officina, aspettano altri Natali per poterli ancora colorare di poesia.

Rita Giannini

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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