Con A Pechino fa la neve (Maggioli
Editore 1992) Tonino Guerra vince il Premio Pirandello ma
la sua attenzione per l'azione scenica non si sviluppa immediatamente.
Dall'incontro con alcune compagnie teatrali, come la Compagnia
delle Briciole guidata al tempo da Letizia Quintavalle, nascono
lavori che girano nei teatri della regione. Hanno successo, in particolare
Il grande racconto, tratto da una narrazione
orale registrata di Tonino Guerra, perché la sua poesia si
presta ad essere portata in scena con l'ausilio del dialetto e della
evanescenza fiabesca delle sue immagini. Per Guerra si avvia sempre
più il tempo del teatro. Scrive uno dopo l'altro copioni
di grande impatto: La casa dei giardini interni,
che viene pubblicata nel 1994 sulla rivista Sipario
e poi messa in scena. Su Sipario in
un'intervista dichiara "Nel teatro occorre sempre l'idea di
un pubblico, cioè il lettore, l'ascoltatore, che completi
quello che l'autore semplicemente annuncia. Noi abbiamo un gran
bisogno dell'apporto di chi guarda". Segue Lo
specchio delle farfalle, che viene pubblicato da I
Quaderni del Battello Ebbro nel 2002. Nella stessa collana
di saggi e testi teatrali nel marzo del 2000 avevano già
stampato una raccolta di racconti, Bagonghi,
tra cui appare anche un altro copione, questa volta scritto più
per strutturare un qualcosa che ha a che fare con il teatro-danza,
si intitola Il fuoco di Parigi. Scrive
poi L'albero dei pavoni (Stamperia
d'Arte GF).
In vari teatri in Italia, da Roma, ad Ancona, a Bologna si mettono
in scena i suoi testi. Nascono spettacoli di cui parla la critica,
che passano in qualche caso anche da Santarcangelo, nell'ambito
dell'International Theatre Festival,
da Pennabilli, nella stagione del Teatro Vittoria, restaurato di
recente e arricchito con grandi pitture del maestro e con i suoi
suggerimenti.
Mentre un gruppo di Iesi, Teatroluce,
gira per l'Italia con A Pechino fa la neve,
il poeta insiste con loro e con altri attori a ricercare un nuovo
modo di fare teatro, di occupare lo spazio scenico puntando l'attenzione
su un teatro di parola.
Il suo è una sorta di teatro narrato, illuminato da piccoli
interventi scenografici, una luce, un rumore, una tenda. Poco spazio
all'allestimento della scena e molto spazio alla parola, che è
suono, musica, immagine. Lo chiama "Teatro di lettura"
e guarda caso anche con esso anticipa i tempi di quel fortunato
filone teatrale che prenderà corpo tra non molto. I vari
Baricco, Marco Paolini, Marco Baliani, Ascanio Celestini, hanno
aperto una strada che Guerra aveva già intrapreso e che più
volte ha cercato di far intraprendere a un teatro o a uno spazio
incapace o impossibilitato a ospitare i grandi staff di compagnie
di giro.
A Roma nell'ottobre 2003 al Teatro dei contrari
va in scena Lo specchio delle farfalle.
Un altro lavoro viene messo in scena nel 2004 da Il
Teatro Ridotto di Bologna, Farfalle
è anche il pretesto per un incontro sul teatro a cui il poeta
partecipa accanto all'autore e regista Eugenio Barba e a Sergio
Cofferati, l'amico ora sindaco di Bologna.
Ne nasce un confronto su teatro e politica che elettrizza il pubblico
e fa parlare la stampa. Non era nuovo a Guerra il tema del dibattito,
a Santarcangelo durante il Festival del 2003, si era confrontato
nuovamente con Cofferati. Poesia e lavoro il titolo dell'incontro
tenutosi in una piazza Ganganelli gremita e attenta. E la sua parola
era già stata presa a prestito dall'amico per mandare messaggi
di solidarietà e di pace nelle grandi adunate sindacali.
Tratto da "Tonino Guerra - Il sorriso
della terra"
di Rita Giannini Ed. Veronelli, 2006