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  La stufa del Bornaccino  

Santarcangelo di Romagna
La Sangiovesa
Orto dei Poeti

La stufa del Bornaccino

"Questo oggetto straordinario è una presenza miracolosa perché ha tanta storia addosso: ha l’insegnamento grande di Moroni e la fantasia dei suoi bambini di campagna. Ora può essere un invito per poter rallegrare molte menti un po’ spente che entrano nella Sangiovesa a buttare gli occhi all’interno dei piatti."

Tonino Guerra

La stufa proviene dalla scuola del Bornaccino, una località del Comune di Santarcangelo. A progettare la nuova scuola, che sostituì nei primi anni '60 quella in un vecchio casolare contadino, fu l’architetto Gian Luigi Giordani. Questo stimato professionista creò un capolavoro in puro stile razionalista, come altri edifici da lui lasciati alla città, ma che in aggiunta portava in sé l’aderenza ai principi pedagogici d’avanguardia. Tra le due aule inserì una grande e originale stufa capace di riscaldare tre ambienti, separati tra loro da immense vetrate, che permettevano una vasta luminosità all’interno e un'ampia apertura sulla campagna circostante. Fu realizzata in ferro e ceramica. La struttura metallica venne creata dai fratelli Astolfi, mentre le 62 piastrelle di maiolica vennero prodotte dal pittore Lucio Bernardi con riproduzioni dei disegni degli alunni di Federico Moroni e dell’allora maestro Flavio Nicolini.
Nella scuola del Bornaccino insegnava il notissimo maestro Federico Moroni, artista di grande fama, che aveva avviato con i suoi alunni un originale percorso di insegnamento pittorico e di ricerca sull’arte infantile. La sua era una scuola veramente innovativa, aperta alle nuove correnti pedagogiche e ai fermenti desiderosi di sperimentazioni degli anni ‘50 e ‘60. Quella scuola fu chiamata “la scuola di Severino” dal nome di un alunno che parlava il dialetto ma disegnava con una ricchezza creativa straordinaria. L’incontro felice tra l’intraprendente maestro di questa scuola, dotato di particolarissima sensibilità pedagogica e di innato talento artistico, e i ragazzini della campagna circostante portò all’attenzione di molti l’arte infantile vista come elemento di apprendimento e di educazione. Qui il disegno divenne un linguaggio comune che superò barriere e differenze pur nel rispetto delle singole individualità. L’attività di quegli anni fece sì che in poco tempo questa esperienza scolastica fosse conosciuta in tutta Italia e nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, dove Moroni ricevette premi e riconoscimenti e fu chiamato a insegnare. Gli furono offerte cattedre in alcune università ma lui preferì continuare l’insegnamento nella sua scuola di campagna. Nel ’68 Moroni lasciò l’insegnamento per svolgere a tempo pieno la sua attività di pittore, e nel ’70 la scuola chiuse i battenti. Solo nei primi anni ’80 fu riaperta ospitando una scuola materna, ma nell’86 riperse i bambini divenendo una cucina centralizzata. La stufa fu smantellata e rimase in qualche magazzino per anni fino a che nel ’97, dopo ripetuti appelli di Tonino Guerra e un interessamento che ha dato risultati fecondi, è stata ricomposta, quasi identica alla precedente. Sembrava non si trovasse un luogo adatto ad accoglierla, ecco allora che il poeta propose la Sangiovesa, affinché fosse visibile a tutti e stesse in buona compagnia, accanto alle sette stufe lì ospitate. Oggi questa presenza artistica così singolare riporta l’attenzione a un'esperienza unica e al lavoro di Federico Moroni, che ha tanto contribuito a tenere alto il nome della sua città.

Rita Giannini

 
Interno dlela scuola del Bornaccino, Santarcangelo di Romagna 1962
 
Interno della scuola del Bornaccino, Santarcangelo di Romagna 1962
 
Veduta esterna della scuola del Bornaccino, Santarcangelo di Romagna 1962
 
Veduta esterna della scuola del Bornaccino, Santarcangelo di Romagna 1962
 
 
 
 
 
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