Da '75 Guerra è più che mai vicino alla Russia e a
quel mondo di poesia e di incanto che gli ha portato in dote la
moglie Lora.
Eleonora Kreindlina, chiamata Lora, conosciuta appunto nel '75,
con cui si unisce Mosca il 13 settembre del 1977. Testimoni di nozze
Michelangelo Antonioni per lui, Andrej Tarkovskij per lei.
La separazione dalla prima moglie è stata ufficializzata
col divorzio nel maggio del '77.
Lora lo introduce in un nuovo e sconfinato universo. Lui è
pieno di gratitudine nei suoi confronti, e lo sarà sempre,
perché ella gli ha permesso di catturare i frutti più
maturi e rigogliosi di quella grande cultura, così carica
di nutrimento con i suoi infiniti suggerimenti, idee, misteri, storie,
miti, leggende, e per avergli permesso di conoscere figure straordinarie
appartenenti a quel mondo.
La Russia lo rapisce e vi torna spesso, sempre pieno di entusiasmo.
Si lega a registi ed artisti che poi contribuisce a far conoscere
e amare nel mondo, talvolta travagliati per la loro condizione di
perseguitati o mal tollerati dal regime sovietico. Lui e Lora li
aiutano e li sostengono.
Una delle opere che, come Il polverone prima e L'aquilone poi, nasce
da questo rapporto e che è ispirata alle amate terre d'Oriente,
Russia, Georgia, Azerbaigian, Armenia, è La pioggia tiepida
(Rusconi), un diario-racconto che nel 1984 raccoglie le sue emozioni
di straniero, affascinato ed estasiato. Non è un caso che
la dedica reciti A tutti gli amici georgiani e alla loro bella terra.
La seconda patria
Già la realtà immaginata è irreale e quella
della memoria si fa beffa di realismi fotografici. Così la
sua rinnovata voglia di dipingere si rafforza lontano da casa, nella
Russia sconfinata dove soggiorna spesso con la moglie Lora stando
accanto ai tanti amici di cui raccoglie i fermenti artistici e dai
cui bagliori è illuminato e spronato ad agire artisticamente.
A Mosca, a Riga, a Soci, a Tbilisi, a Samarcanda, a Bucara, a Kiev,
ripercorre i sentieri della sua poetica, sia essa espressa con la
poesia o con la pittura, riappropriandosi dei tanti oggetti favolistici
della sua fantasia figurativa, influenzato da paesaggi sconosciuti
e dal loro infinito, con la memoria carica degli incantamenti dell’infanzia
romagnola.
La Russia lo ha molto cambiato, non soltanto sotto il profilo pittorico,
arricchendolo di esperienze cromatiche e formali dal sapore orientale,
artefice in primo luogo la Georgia e i suoi paesaggi, la fissità
della sua arte bizantina filtrata dall’arte popolare, ma lo
ha ricondotto alla sua terra d’origine.
Nel suo descrivere e narrare per immagini a volte stralunate, altre
evanescenti, si coglie la metafora e il richiamo che sta dietro
e dentro quella realtà figurativa. La poesia che anima quei
protagonisti, siano essi animali o simboli astratti fanno trasparire
il suo desiderio di ricordare il suo mondo di bambino, la sua terra,
richiamano i valori di quel mondo in bianco nero ma ricco di calore
e di emozioni, di rapporti diretti con la natura, di esperienze
maturate sul campo o dall’incontro con la sapienza dei vecchi,
e dal loro lavoro. Quelle figure, quegli oggetti disegnati sono
i suoi contenitori dell’anima, sono gli occhi della sua memoria,
sono i suoi esseri dialoganti.
La Russia è una terra che ama moltissimo e che frequenta
continuativamente e che sceglie anche per vicende personali, come
un intervento chirurgico molto impegnativo, subìto al cervello
nella prima metà degli anni ‘80. Emblematica la frase
che sempre ricorre quando racconta l’episodio legato a quella
decisione immediata e contestualmente spiega perché si considera
un uomo ottimista: “Il grande chirurgo Konovalov che mi operò
mi disse: Tonino, se tu mi aiuti io ti aiuto.” La delicata
operazione avvenuta l’indomani dall’aver proferito queste
parole fu il risultato della professionalità del chirurgo
certo ma anche della voglia di vivere di un uomo che dalle avversità
sa mettere in moto la rinascita. I due si aiutano l’un l’altro,
fino a legarsi in un intenso rapporto di amicizia che continuerà
tutta la vita.
La Russia gli regala anche la favola. Lo fa stare sospeso tra realtà
e sogno, in un ambito profondamente spirituale del passato e del
presente. Tutto questo si traduce in una rielaborazione del proprio
ricordo e del proprio io e ne scaturisce un nuovo corso narrativo.
E’ l’universo fantastico, lieve, dalle intonazioni di
malinconica tenerezza che pervade il racconto L’aquilone una
favola senza tempo scritta con Michelangelo Antonioni e pubblicata
nell’82 (Maggioli Editore) che contiene otto tavole a colori
di Nicolai Ignatov. Una favola, nata da un viaggio nelle pianure
desertiche cariche di sole e di ombre azzurre dell’Uzbekistan,
che sarà rieditata in una edizione speciale nel ‘96
(Editoriale Delfi), con grandi tavole illustrate da Vadim Medzibouskiy.
È l'amore per la Russia, l'oriente, la sua donna, gli amici
della vita, è la suggestione derivata da tutto questo, che
si colgono nella pacata e serena narrazione de Il polverone (Bompiani,
1978), anticonvenzionale nella forma e nello stile essendo insieme
un romanzo, un libro in prosa, una raccolta poetica.
[...] Quando è a Mosca vive con Lora in un appartamento,
non lontano dalla Collina dei Passeri, detta anche degli addii,
accanto alla Mosfilm, dove i viali sono ombreggiati da alberi di
mele e si può godere di un panorama emozionante. Descrive
questo godimento moscovita in un racconto apparso nel dicembre 1992
su Il Messaggero mentre annota "le vedute dall'alto sono cadute
di moda, eclissate dai voli in aereo, dagli sterminati orizzonti
che spesso ti offre la televisione o sono state soffocate dalla
speculazione". Poi con rapidità l'incanto di quell'orizzonte
riaccende la memoria e una visione che appartiene alla sua infanzia:
"Rivedevo la pianura sotto il colle di Santarcangelo, quando
a primavera bambini e vecchi salivano fino al sentiero attorno alle
mura del convento per godere una vasta largura sotto di noi. Adesso
quel sentiero è chiuso e nessuno ha più bisogno di
quella grande veduta".
Negli anni a venire a Mosca abiterà un altro appartamento,
più centrale, di fronte a uno dei grattacieli, in stile monumentale,
fatti costruire quale simbolo della grandiosità sovietica.
All'interno creerà ancora un microcosmo traboccante di oggetti,
disegni, pitture, sculture, tappeti, mobili fino a strutturare quello
che lui chiama un "pianeta", un "continente".
Questo è per il poeta una casa che diventa un viaggio nella
vita e nella storia di chi la abita.
Tratto da "Tonino Guerra - Il sorriso
della terra"
di Rita Giannini Ed. Veronelli, 2006