Produzione
Rai Radiotelevisione Italiana Rete 2, Sovin Film Urss, Opera Film
Distribuzione
Gaumont - Fonit Cetra Video
Regia
Andrej Tarkovskij
Soggetto Andrej
Tarkovskij Tonino
Guerra
Sceneggiatura Andrej
Tarkovskij Tonino
Guerra
Attori Oleg
Yankovsky - Andrei Gorciakov Erland
Josephson - Domenico, il matto Domiziana
Giordano - Eugenia Patrizia
Terreno - Marija, la moglie di Andrej Delia
Boccardo - la moglie di Domenico Laura
De Marchi - la signora della piscinara Milena
Vukotic - l'impiegata comunale Alberto
Canepa Raffaele
Di Mario Kate
Furlan Livio
Galassi Elena
Magoja Piero
Vida
Fotografia
Giuseppe Lanci
Musiche
Gino Peguri
Montaggio Erminia
Marani Amedeo
Salfa
Scenografia
Andrea Crisanti
Costumi
Lina Nerli Taviani
Trama
Andrej Gorciakov è uno scrittore russo in viaggio in Italia,
il paese in cui, un tempo, visse un musicista del Settecento suo
connazionale, di cui egli sta ora scrivendo la biografia. Gorciakov
è accompagnato dalla traduttrice Eugenia: il lacerante ricordo
della sua terra, della famiglia, della casa, della moglie in attesa,
gli impedisce di cedere all'attraente ragazza. Costei gli dimostra
un'attenzione costante, soddisfacendo ogni suo desiderio: lo porta
a Monterchi, per vedere la "Madonna del parto" di Piero
della Francesca (ma è la sola donna ad entrare nella cappella:
Gorciakov confessa di essere "stanco di queste bellezze eccessive");
e a Bagno Vignoni, nei pressi della piscina che frequentò
Santa Caterina. Prima di partire definitivamente alla volta di Roma
perché ormai esasperata dal suo comportamento, Eugenia accompagna
Gorciakov da Domenico, un laureato in matematica ch'è diventato
il folle del paese. Domenico tenne la propria famiglia segregata
in casa per sette anni, in attesa della fine del mondo: ora vive
assieme ad un cane, e la casa è fatiscente. Confessa di aver
capito che "bisogna salvare tutti, il mondo", e chiede
a Gorciakov di attraversare la piscina con una candela accesa in
mano: lui non lo può fare, appena va in acqua la gente, allarmata,
corre a tirarlo fuori. Così, mentre Domenico, trasferitosi
anche lui a Roma, arringa un gruppo di folli dall'alto della statua
di Marc'Aurelio, Gorciakov torna a Bagno Vignoni per mantenere la
promessa. Intanto, terminato il suo discorso, Domenico si dà
fuoco e muore. La piscina è stata appena svuotata: Gorciakov
la attraversa con circospezione, ma il vento spegne per due volte
la fiammella della candela. Il terzo tentativo va a buon fine. Il
cuore del protagonista, tuttavia, cede, e costui si accascia al
suolo. L'ultima immagine ritrae Gorciakov nei pressi della sua amata
dacia; questa sorge ora all'interno della chiesa di San Galgano.