Da un pò di anni tengo sul comodino un libro di liriche cinesi.
Sto con loro e le sento vicine anche se mi fanno camminare in un
mondo di mille anni fa. Ho voglia attorno alle orecchie delle piccole
parole di Po Chu-i e anche di molti altri poeti che vissero prima
di Cristo e ascoltavano la pioggia e guardavano la luna come faccio
io qui a Pennabilli.
Tonino Guerra
Due inverni fa, come esorcismo quotidiano, diciamo alla Hokusai,
Tonino Guerra compiva un rito autunnale: si era prefisso, per un
certo periodo, di tradurre una poesia cinese antica al giorno (l'antologia
consultata era quella einaudiana della Valensin, Liriche
cinesi, del 1953, con prefazione di Eugenio Montale), come
talismano avverso la tetraggine, all'idea della morte o, con sue
parole, avverso la luce che scompare, alla precocità della
notte "che arriva presto addosso". Il tentativo dè
di quelli che si iscrivono nei mille e mille modi possibili della
traduzione, con l'aiuto dell'ora e del tempo che prodiga oltre "all'aiuto
del tramonto... anche l'aiuto del tramonto che uno sente dentro"...