In quest'opera, che si stringe in pugno ma ha il peso di un vaso
antico appena cavato da un solco, in mezzo al verde, Tonino Guerra
con una occhiata riduce tutto a un piccolo orto, a un uomo vecchio,
a una piccola talpa.
Ed è la guerra di Troia.
L'orto è subito una città assediata, il vecchio non
è il re Priamo solo bagnato di saggezza e di anni ma Ulisse
assai poco rassegnato, che non cerca neanche il sonno.
E la talpa, oh la talpa è come uscita dalla fantasia di Ariosto
o di Rabelais.
Passano giorni di sole e vento, notti di luna calma e respirante,
indefinibili silenzi di acqua e della pianura, mezzogiorni di fuoco,
ma la battaglia fra il vecchio e la talpa non si quieta.
Tutto si storce in ironia, in poesia, in un movimento che ha il
ritmo del vento che corre sull'erba. Si legge, si ascolta e si può
dire che non si vorrebbe mai concludere, mai chiudere il libretto.