Tratto da
Liberamente tratto dal racconto "Padre Sergio" di Lev
Nikolaevic Tolstoj
Produzione
Film Tre, Raiuno, (Roma) - Capoul, Interpool; Sara Film, (Parigi)
- Direkt Film, (Monaco)
Distribuzione
Sacis - Ricordi Video, Number One Video
Regia Vittorio
Taviani Paolo
Taviani
Sceneggiatura Paolo
Taviani Vittorio
Taviani Tonino
Guerra
Attori Julian
Sands - Sergio Giuramondo Charlotte
Gainsbourg - Matilda Nastassja
Kinski - Cristina Del Carpio Massimo
Bonetti - principe Santobuono Mario
Sandro De Luca Geppy
Gleijeses - Vescovo Biagio
Barone - Padre Biagio Vittorio
Capotorto - padre di Matilda Teresa
Brescianini - Concetta Sonia
Gessner - duchessa Del Carpio Massimiliano
Scarpa Tony
Sperandeo - Gesuino Morena
Turchi - Giuseppina bambina Pamela
Villoresi - Giuseppina Antonella
Visini - bambina Matilde
Piana - paesana Marco
Di Stefano - ufficiale in carrozza Lucia
Bastianini Margarita
Lozano - madre di Sergio Patricia
Millardet - Aurelia Alexandre
Mincer - organista Ferdinando
Murolo - avvocato Riccardo
Parrisio Perrotti - duca Del Carpio Pino
Patti Lorenzo
Perpignani - Sergio bambino Ubaldo
Lo Presti - ministro Salvatore
Rossi - Eugenio Giuseppe
Bosone Maria
Antonia Capotorto - Livia Giovanni
Cassinelli - bambino Giovanni
Fois Francesco
Ferrante Rudiger
Vogler - Carlo III di Borbone Carlo
Luca De Ruggeri
Fotografia
Giuseppe Lanci
Musiche Nicola
Piovani Ennio
Morricone
Montaggio
Roberto Perpignani
Scenografia
Gianni Sbarra
Trama
Proveniente dalla piccola nobiltà lucana, il giovane Sergio
Giuramondo ha sognato fin da ragazzo di diventare il primo aiutante
del re Carlo III di Borbone. Prescelto finalmente dal re fra una
schiera di nobili aspiranti, Sergio dovrebbe ora - per realizzare
quel sogno ambizioso - migliorare la propria levatura, sposando,
per disposizione dello stesso sovrano, la bella duchessina Cristina
Del Carpio, e ne chiede ufficialmente la mano. Mentre però
si avvicinano a quelle nozze "programmate", i due giovani
s'innamorano veramente, e arriva per loro "il momento della
verità". Ma, al contrario di Cristina che supera con
la forza dell'amore la verità che Sergio le confessa, di
aver cioè aspirato in un primo momento a quelle nozze per
calcolo, spinto dall'ambizione, questi non sopporta la verità
di Cristina, che gli confida d'esser stata per un anno l'amante
del re, a motivo di una infatuazione adolescenziale. Ferito nel
proprio orgoglio di primo in tutto e ad ogni costo, l'impulsivo
giovane volta le spalle all'amore e alla carriera mondana e sceglie
il convento "per collocarsi al di sopra di quanti l'avevano
umiliato". Grazie a quella sua caparbia determinazione, trova
all'inizio la forza di non reagire davanti ai potenti della chiesa
e della politica. Spinto dalla medesima orgogliosa tensione alla
perfezione assoluta, finisce eremita sul monte Petra, al posto di
un confratello, morto in fama di santità. Riesce a superare
una prima tentazione della carne, tesagli da una spregiudicata gentildonna,
Aurelia ricorrendo a un gesto di sovrumana violenza su se stesso.
Mutilandosi un dito. Ed è la donna stessa, sconvolta da quel
gesto, a spargerne la fama di santità. La solitudine di Sergio
viene presto invasa da folle di pellegrini e di fanatici in cerca
di miracoli, folle che lo assillano senza tregua, distogliendolo
dall'austerità e dalla preghiera e trasformando l'eremo in
una specie di pacchiano santuario, ridondante di ex-voto e di paccottiglia,
con l'immancabile contorno da sagra popolana. Padre Sergio è
ridotto allo stremo della resistenza fisica, e le sue risorse interiori
tendono al disarmo. Talché un'apparentemente inoffensiva
fanciulla semicieca e psicolabile, Matilda che gli viene presentanta
dal padre perché la guarisca, ne demolisce agevolmente ogni
difesa riuscendo a sedurlo. Fulminato dal crollo delle proprie eroiche
presunzioni, Padre Sergio fugge dall'eremo, e, disperato si getta
in un laghetto, riemergendone a fatica per puro istinto di sopravvivenza.
Vagando in seguito senza pace, giunge presso le tombe gemelle di
due anziani coniugi, che gli avevano chiesto in una visita all'eremo,
il "miracolo" di poter morire insieme, e sembra trovare,
in quell'esempio di umile fedeltà al quotidiano, benedetta
dall'amore, la forza di mettersi come loro, sconosciuto e ignorato
da tutti, a servizio degli ultimi, nell'umiltà di un cammino
oscuro, lungo il quale, incontrare finalmente Dio, "il sole
anche di notte", che i due semplici gli hanno affettuosamente
augurato.