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Pennabilli
Orto dei frutti dimenticati
Il Rifugio delle Madonne abbandonate
Per non dimenticare in solitudine le Madonne che tenevano compagnia
ai viandanti sulla loro strada.
Tonino Guerra
Il poeta Tonino Guerra ha immaginato che tutte le raffigurazioni
sacre che tenevano compagnia ai viandanti adornando le cellette
agli incroci delle nostre strade di campagna, rimaste sole, per
difendersi dalle offese del tempo e dall'incuria dell'uomo, un
giorno siano volate dalle loro nicchie e si siano ritrovate in
questo angolo sereno di Pennabilli.
L'esposizione presenta solo parte della collezione che è
composta da un centinaio di riproduzioni in terracotta policroma,
realizzate in particolare da ceramisti faentini e imolesi. La
mostra si evolve grazie alle continue donazioni di artisti.
Sui muri interni all'Orto, appena varcata la soglia, è
raccolta una parte della collezione di Madonnine in ceramica e
terracotta dipinte. Si tratta di formelle e bassorilievi che il
poeta ha fatto riprodurre e ricreare ad artisti di varia provenienza,
di diverse generazioni nonché stili espressivi. L'ha voluta
chiamare Il Rifugio delle Madonne abbandonate
pensando a tutte quelle formelle disseminate per strade e crocicchi,
che anticamente la mano dell'uomo poneva per chiedere nel cammino
un aiuto alla Vergine o un ringraziamento al divino. L'abbandono
delle campagne ha fatto sì che le tante cellette votive
e così le immagini in esse contenute venissero lasciate
al loro destino, all'incuria, alle azioni del tempo e dei vandali.
Questo vuole essere un modo per ricordare la loro esistenza ma
anche per stimolare la loro salvaguardia. Tra le opere prodotte
ci sono quelle di autori noti come Luigi Poiaghi, Giò Urbinati,
Massimo Pulini, che hanno raccolto l'invito di Guerra a ricreare
le sacre immagini della Vergine. Con queste immagini, riprodotte
su terracotta, maiolica, legno, tela e altri materiali è
stata realizzata nella chiesa della Misericordia a Pennabilli
una mostra di grande fascino curata nel suggestivo allestimento
dall'architetto Girolamo Geri.
Rita Giannini
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