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Bascio
Torre di Bascio
Il Giardino Pietrificato
Il tappeto delle conchiglie montanare
Per ricordare Uguccione della Faggiola,
grande capitano di ventura che da questi colli vedeva i confini
dell'Italia e tanto fu ammirato da Dante che gli dedicò
l'Inferno.
Il tappeto delle piramidi sognate
Questo tappeto è dedicato a Buonconte da Montefeltro, perché
le trentacinque piramidi siano la tomba del suo corpo valoroso
scomparso nel fiume della battaglia.
Il tappeto delle cattedrali abbandonate
Dedicato a Fra' Matteo da Bascio fondatore dei Cappuccini, il
quale per tutto il mondo
andava esclamando e ripetendo ad ogni sorta di persona, gridando:
- All'Inferno, all'Inferno, peccatori!
Il tappeto dell'anatra col collo azzurro
Questo tappeto è dedicato alla Contessa Fanina dei Borboni
di Francia la quale, pazza di solitudine sul colle di Bascio dov'era
sposata al capitano dei Carpegna, più volte si arrampicò
in cima alla torre per gridare: - Paris, Paris, aiuto!
Il tappeto delle onde quiete
Per ricordare Giotto che dal Montefeltro vide lontanissimi i primi
bagliori azzurri dell'Adriatico.
Il tappeto dei pensieri chiari
Per ricordare Dante che vide questa torre fuggendo da Firenze
per raggiungere il rumore del mare a Ravenna.
Il tappeto dei pensieri oscuri
Per ricordare Ezra Pound, il poeta che disse del Marecchia "dove
la melma è piena di sassi" e una volta si inginocchiò
davanti agli elefanti neri di Sigismondo nel Tempio di Rimini.
Tonino Guerra, colpito dalla bellezza di Bascio, (è una
frazione del Comune di Pennabilli che si raggiunge da Molino di
Bascio, sulla Statale Marecchiese), ha ideato per questo luogo
un allestimento permanente che ha chiamato Il
giardino pietrificato. Si tratta di sette tappeti di ceramica,
dedicati ad altrettanti personaggi che nella valle sono nati,
hanno vissuto o l'hanno toccata coi passi o con le parole: Uguccione
della Faggiola, Buonconte da Montefeltro, Matteo da Bascio, Fanina
dei Borboni, Ezra Pund, Giotto, Dante.
Sette è un numero ricorrente nella sua produzione artistica,
come vedremo anche in seguito, è infatti un numero molto
amato dal poeta, un numero perfetto che nella storia dell'uomo,
della società e dell'arte ha un uso frequente e un significato
particolare. Sette i giorni impiegati da Dio per la creazione,
sette nell'antichità le meraviglie del mondo e l'elenco
potrebbe continuare. I tappeti di Bascio sono stati realizzati
dallo scultore riminese Giò Urbinati, nel 1991, in terracotta
policroma. Ai piedi dell'antica Torre sembrano lenzuoli lasciati
dal vento, dalle colorazioni delicate, con forme originali e significanti,
frutto dell’invenzione artistica del maestro riminese che
è stato capace di raccogliere e reinterpretare alla sua
personalissima maniera l'idea poetica di Guerra, dopo il felice
incontro avvenuto qualche tempo prima. Un incontro che aveva fatto
nascere la mostra di Budrio dal titolo La
cattedrale dove va a dormire il mare e dato vita a un lungo
sodalizio artistico. Sono collaborazioni quelle di Guerra con
altri artisti basate sul pieno rispetto, che partono dalle peculiarità
altrui, come confermano le sue dichiarazioni in proposito: "Io
non faccio degli interventi di architettura, semplicemente do
dei consigli ad architetti e altri artisti, per piccole presenze
da inserire in questa valle molto bella o in altri luoghi. Questa
è la mia battaglia: non si deve disturbare quello che c'è
di antico, le grandi memorie o anche le piccole, anche un muro
sgretolato, però gli si può mettere accanto qualche
cosa che ricordi i nostri giorni. Ed è ciò che mi
piace. Questo mio agire per me è quasi una cosa teatrale".
I tappeti durante gli anni anche a causa dell'esposizione al vento,
alla pioggia e alle intemperie, nonché dell'opera vandalica
degli uomini, hanno subito danneggiamenti, al punto che dopo ripetuti
interventi di restauro, a fine estate del 2000, sono stati interessati
da una vera e propria
ricostruzione.
Rita Giannini
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