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I mobilacci
All’interno non potevano non trovare posto I
mobilacci, i mobili ideati dal poeta, che così li
ha soprannominati per indicarne la loro non praticità,
ma soprattutto la loro singolarità tecnologica, il loro
essere scomposti, asimmetrici, irregolari nelle forme. "Vogliono
essere – sostiene Guerra – non degli oggetti che assomigliano
all’antiquariato, ma con essi voglio valorizzare il lavoro
di non professionisti, di artigiani impreparati e anonimi, proprio
come ognuno di noi potrebbe fare. Sono mobili scomodi ma nella
loro scomodità si può trovare la loro utilità”.
Vere e proprie creazioni artistiche, i mobili che il poeta ha
disegnato sono prodotti con legni invecchiati e in taluni casi
con legni nuovi trattati, assemblati in modo singolare, di colorazioni
diverse che creano contrasti cromatici di grande effetto. Il maestro
ha dato a ciascuno un nome: La cattedrale, una credenza che nella
parte superiore ha per sportelli le due parti della chioma di
una grande quercia; La farfalla, un mobiletto libreria in cui
gli sportelli richiamano in maniera stilizzata le ali di una farfalla;
La madia, che rappresenta i vecchi contenitori della farina che
si aprivano dall’alto.
Rita Giannini
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