Ginger
e Fred Tonino Guerra Federico Fellini Tullio Pinelli
Pagine 270
Anno
1985
Editore Longanesi
Allora cosa posso dire di Ginger e Fred?
Forse che ancora una volta è un film sullo spettacolo, visto
però attraverso il mondo della televisione, questo grande
deposito, una mastodontica arca ricolma, rigurgitante, traboccante
di tutti i materiali di cui lo spettacolo si è sempre nutrito,
le convenzioni, gli stilemi, i messaggi, gli ammiccamenti, la rutilante
seduzione, una specie di grande specchio andato in frantumi che
conservi in ogni scheggia una porzione di quelle infinite realtà
che vi sono riflesse da quando qualcuno ha deciso di rappresentarsi,
esibirsi, intrattenere, fingere, mentire, ingannare. Ma l'inganno
è quello dell'illusionista, richiesto, accettato, applaudito;
è l'impostura dei prestigiatori, ha la malia ipnotica dei
suoni e delle parole, l'incantesimo delle luci e del buio, la voluttà
dell'esibizione, la magia del magnetismo. Tutto però convogliato
dentro un tubo catodico, travolto in una lattigine palpitante, che
si fa schermo acceso nelle case, ineluttabili oblò attraverso
cui presenziare a una vita ipnoticamente parallela di eventi e di
emozioni.