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Porte
Le stufe
"L'idea di queste sette stufe mi è balenata
a Leningrado quando visitai il Palazzo del Barone Stigliz. Nei
sotterranei vi erano allineate una dozzina di grandi stufe settecentesche
coperte di mattonelle di maiolica. Sono tornato a Santarcangelo
con la voglia di ricreare, assieme a un gruppo di artisti, delle
presenze altrettanto suggestive. E così è stato.
Ora le 7 stufe si trovano nelle sale della Sangiovesa e la nostra
speranza è quella di aggiungere ai godimenti della cucina,
un nutrimento magico per la memoria."
Tonino Guerra
Nel tempo in cui resta a Santarcangelo nascono oltre alla Sangiovesa,
alle stufe, e a tutto ciò che vi è conservato all’interno,
numerosissime installazioni e altrettanti progetti per la città.
Uno dopo l'altro i muri delle Contrade, cantate nei suoi versi,
si illuminano di colore e di musicalità. Fa ritrarre dettagli
tratti da quadri di pittori locali, fa riportare testi e parole
dedicati a personaggi del luogo. La passeggiata nel Centro Storico
è accompagnata da parole poetiche scelte da Guerra per
non dimenticare chi è passato di lì prima di noi.
Questa sua passione per punteggiare case e strade con dei segni,
siano parole o forme, nasce dal desiderio di ricordare personaggi
e figure che hanno lasciato una traccia nella storia di un paese
affinché non si perda la memoria di chi quei luoghi li
ha vissuti, percorsi, attraversati, amati così che gli
stessi luoghi possano trasmettere emozioni e vibrazioni.
Rita Giannini
I mobilacci
"C'è chi ama gli animali e c'è chi ama le
piante.
Io ho un debole per i mobili ridotti dall'uomo alla schiavitù.
I miei mobilacci sono dei "mobili non pratici", cioè
delle presenze che hanno un carattere forte e non sono portati
a una obbedienza totale.
Davanti a loro devi in qualche modo cercare di scoprirli e trovare
la loro utilità."
Tonino Guerra
All'interno dell'Orto non potevano
non trovare posto I mobilacci, i
mobili ideati dal poeta, che così li ha soprannominati
per indicarne la loro non praticità, ma soprattutto la
loro singolarità tecnologica, il loro essere scomposti,
asimmetrici, irregolari nelle forme. "Quello con i mobilacci
- sostiene Guerra - è un incontro suggestivo. Vogliono
essere non degli oggetti che assomigliano all'antiquariato, ma
con essi voglio valorizzare il lavoro di non professionisti, di
artigiani impreparati e anonimi, proprio come ognuno di noi potrebbe
fare. Sono mobili scomodi ma nella loro scomodità si può
trovare la loro utilità". Vere e proprie creazioni
artistiche, i mobili che il poeta ha disegnato vengono prodotti
da alcuni artigiani locali, e sono ormai sparsi in tutto il mondo.
A Pennabilli si incontrano nella saletta al piano terra dell'edificio
che insiste sull'Orto proprio a sinistra
dell'ingresso, altri si trovano nello Studiolo del Montefeltro.
Altri esemplari sono stati sistemati nell'Osteria
Al bel fico nella centralissima piazza Vittorio Emuanule
II di Pennabilli. Qui il maestro che ha suggerito anche il nome
e il logo, una foglia di fico appunto, credenze e panche portano
impressi sul legno o sulla stoffa i suoi disegni rendendo l'interno
del locale molto intimo e accogliente. Naturalmente altri mobilacci
fanno bella mostra di sé nella casa del poeta a Pennabilli,
a Santarcangelo e così in quella moscovita.
Ad alcuni di questi, che sono prodotti principalmente con legni
vecchi e in taluni casi con legni nuovi trattati, tutti assemblati
in modo singolare, di colorazioni diverse che creano contrasti
cromatici di grande effetto, il maestro ha dato uno specifico
nome. Ad esempio La cattedrale: una
credenza che nella parte superiore ha per sportelli le due parti
della chioma di una grande quercia. E ancora: La
farfalla: un mobiletto libreria in cui gli sportelli richiamano
in maniera stilizzata le ali di una farfalla; La
madia, che rappresenta i vecchi contenitori della farina
che si aprivano dall'alto; Il bar:
un mobiletto basso nato per contenere bottiglie.
L'interesse per la realizzazione di mobili da parte del maestro
risale a molti anni addietro. Aveva ideato alcuni bozzetti, divenuti
poi prototipi realizzati da Marco Bravura e Paolo Pezzi, due ravennati
che hanno saputo unire la passione artistica a una continua ricerca
nell’ambito dell'arte applicata. Impegno che li ha portati
a esprimersi attraverso linguaggi diversi. Così grazie
alle doti pittoriche di Bravura e agli studi sul design collegati
all’antica tradizione familiare di falegnameria artigiana
di Pezzi, sono stati realizzati in serie limitata I mobili dell'albero,
esposti a New York nell'esposizione Regiment Armory - Park Avenue
nel 1992 e alla Fiera di Verona nel 1993 Abitare il Tempo. Questi
esemplari, che nella mostra americana Regiment Armory - Park Avenue
riscossero tanto successo, sono stati pubblicati nel catalogo
Art of Living 1992, e a pagine 117-118 campeggia la grande foto
de La pagnotta e il titolo Pezzi d'arredo Design Tonino Guerra.
Questi gli originali nomi degli altri esemplari: La pagnotta,
La romagnola, L'albero d'angolo, Il romagnolo. Sembrano appellativi,
soprannomi di personaggi d'altri tempi, invece stanno a indicare
il richiamo ai mobili dei nonni, che nelle case contadine contenevano
ciò che di più prezioso esistesse per la sopravvivenza:
il pane. "Questi mobili - disse Guerra - vogliono essere
dei sassi gettati nelle cucine per rompere le scatole ai mobili
funzionali. Ci riportano il sorriso e la grazia dei nostri nonni
che desideriamo trovare anche nelle case di quelli che andiamo
a visitare. Devono farci sentire l’odore del pane anche
se non c'è".
Rita Giannini
Le porte
"La porta è un riparo, un ostacolo per gli altri
e suggerisce sicurezza, protezione e solidità. Le mie porte,
pur tentando di avere tutto questo, cercano di farlo con una carica
di umanità più forte facendoti gustare anche il
profumo di vecchie case contadine che ogni tanto torniamo ad abitare
mentalmente per soddisfare una segreta nostalgia. Mi pare che
abbiano un tocco di sudore in più e anche il suono di parole
dialettali con la magia di una incerta innocenza costruttiva.
Insomma potresti averle costruite anche tu o magari hai il sospetto
di avere perlomeno suggerito la struttura di vecchie presenze
annidate chissà come nella tua memoria."
Tonino Guerra
Nel 1998 Guerra si appresta a portare a termine una collaborazione
con la Ditta COCIF di Longiano che si occupa di infissi. Dai suoi
disegni e dai suggerimenti dati ai falegnami della cooperativa,
sull’utilizzo dei legnami e sulla loro lavorazione, vengono
realizzate dodici porte dai suggestivi nomi: La porta dei pianeti,
La porta della foglia, La porta delle spighe, La porta del sogno,
La porta Penelope, La porta contadina, La porta del mulino, La
porta della favola, La porta popolare, La porta del paradiso,
La porta di Pinocchio, La porta orientale. Ciascuna, a seconda
delle raffigurazioni o delle immagini che evoca, prende forma
con inserti di legni diversi tra loro lavorati, grattati, sbucciati.
Dunque ecco apparire spighe di grano o emergere pianeti come bugne
tondeggianti, grandi pani della memoria, ecco brillare grandi
soli mentre si levano a Oriente. Ci sono poi le forme sgangherate
del burattino Pinocchio o il richiamo alle irregolarità
degli interventi contadini. E ancora le mille forme del sogno
che dividono la porta in tante formelle diverse o la segnano con
strade che portano in infinite direzioni immaginarie come accade
nella porta delle favole. Insomma la fantasia del poeta è
entrata anche in un oggetto tanto pratico quanto necessario e
lo ha reso magicamente pieno di suggestione. La COCIF nel novembre
del '99 ha organizzato una personale sul poeta, intitolata Il
Dono di Tonino Guerra. Esponendo molte opere della sua
eclettica produzione artistica, dalle ceramiche ai quadri, dai
mobili alle tele, dai mosaici alle sculture, ha permesso di visionare
nel suo complesso la vasta produzione artistica di Guerra. Oggi
accanto alle porte qui è possibile richiedere su ordinazione
anche i mobilacci, di cui ne sono esposti alcuni prototipi.
(Salone espositivo stabilimento COCIF - Via Emilia, Longiano FC)
Rita Giannini
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