Scandurra
Angelo
Poeta
In un momento storico senza storia la testimonianza umana e
artistica di Tonino Guerra libera profumi, sentimenti, colori
e atmosfere che diventano "storie" scritte nello sguardo
di uno specchio
che riflette le nostre fragili e incomparabili esistenze.
Grazie Maestro.
Sepulveda
Luis
Scrittore
Caro, carissimo Tonino
1.- Gijòn, in una casa di fronte all'oceano Atlantico.
Interno notte.
Il vento muove la finestra. Un gatto seduto sul sofà
medita sulla bontà del riscaldamento. Il cognac si
muove nel bicchiere.
Il fumo di una sigaretta si unisce alle nuvole di un temporale.
Qualcuno scrive: "Caro, carissimo Tonino"...
2.-Gijòn. Sul lungomare. Esterno giorno.
Il temporale ha lasciato molti oggetti sulla spiaggia, tronchi
di legno puliti dal mare, alghe che appaiono come la scapigliatura
disordinata della medusa, gusci vuoti di vongole, però
la cosa più affascinante è vedere la spiaggia
liscia, senza nemmeno un’orma umana, che si trasforma
in uno schermo nel quale si vedono le nuvole.
In lontananza del cielo azzurro, alcuni gabbiani affamati,
un apatico cormorano, e a me sembra che tutto questo faccia
parte di un film scritto da Tonino Guerra e che potrebbe intitolarsi
Il risveglio degli dei.
3.- Gijòn. In una casa vicina al mare. Interno notte.
Su alcuni improvvisati scaffali si vedono alcune videocassette
di film che più amo.
La tua Presenza, Tonino, occupa gran parte dello scaffale.
Alla mia memoria ritorna il piacere dello studente con il
quale ho visto quasi tutti i film tratti da Tue sceneggiature,
a tutto quello che ho appreso da loro. Accanto alle cassette
c'è un block-notes con le annotazioni di tutte e di
ciascuna lezione che Tu mi ha dato. Lo riguardo e scopro che
è quasi una novella.
Grazie una volta di più, caro Maestro.
4.- Gijòn. In un bar del porto.
Varie persone sono sedute al bancone: bevono vino, sidro o
birra. I bar dell'Asturia sono una festa eterna. Chiedo un
buon vino della Rioja e brindo la tua salute.
Buon compleanno! Che Tu possa continuare a compiere gli anni,
che Tu li possa compiere tutti, e che tutti gli Dei ti benedicano.
Ti abbraccio con infinito affetto
tuo amico e discepolo
Sgarbi
Vittorio
Critico
d'arte, scrittore
Prima a Sant'Arcangelo di Romagna, poi a Pennabilli, Tonino
Guerra ha compiuto miracoli semplicemente vivendo da poeta.
Come vive un poeta? In che cosa si distingue da chi non lo è?
Nel sentire che le cose che ci circondano, i fiumi, le colline,
l'aria, le case, hanno una vita, un anima, le cose esistono
come noi, respirano, ci parlano.
Il poeta, in particolare Tonino Guerra, continua a vedere il
mondo come Francesco nel Cantico delle Creature, mantiene la
stessa verginità dello sguardo.
Le parole di Francesco sembrano pronunciate per la prima volta,
e così continua a dirle Tonino Guerra, senza che esse
appaiano consumate. Questo gli consente di non perdere il valore
delle cose e di aiutarci, anzi, a guardarle con occhi nuovi,
a sentirne lo spirito.
Prima di Carlo Petrini, Tonino Guerra ha perseguito una slow
life, una vita lenta, dove tutto poteva essere sentito e percepito
con una necessaria concentrazione.
Tonino Guerra dimostra che il compito dei poeti non è
esaurito, essi aggiungono quello che ci manca, rendono unico
e assoluto anche il gesto più insignificante.
I luoghi dove egli è vissuto sono letteralmente benedetti,
senz’altro essere che quello che sono. Egli ne insegue
l’essenza segreta, senza mistero, senza simbolismo, in
un realismo magico, in un sogno senza fine. In una delle sue
opere più riuscite, Il polverone, concepita come una
serie di poemi in prosa, il tono di stupore si diffonde ovunque,
rendendo nuovo, sorprendente, qualunque gesto, e sempre senza
retorica. Così, anche dove si manifesta la crudeltà,
l’amarezza, il dolore, la vendetta, soprattutto nelle
reazioni e nei sentimenti delle persone semplici: "Il contadino
quando si accorse che la moglie l'aveva tradito, fece apparecchiare
per tre, e mangiarono tutta la vita guardando il terzo piatto
vuoto davanti a loro". Questa presenza dell’assente
si può manifestare in modi assai diversi, ma sempre tali
da determinare una sorpresa, talvolta un dolore irreparabile,
come nella partita a scacchi: "Un inglese e una russa si
conobbero a Capri, ed ebbero un breve ma struggente incontro
d'amore. L'inglese partì per Londra e la russa se ne
tornò sulla sua grande pianura. Avevano deciso di continuare
il loro amore giocando una lunga partita a scacchi a distanza.
Ogni tanto arrivava una lettera dalla Russia con la mossa da
fare e ogni tanto arrivava in Russia la lettera coi numeri da
Londra. Intanto l'inglese si sposò ed ebbe tre figli.
Anche la russa ebbe un felice matrimonio. La partita a scacchi,
con una lettera ogni cinque o sei mesi, durò vent'anni.
Poi un giorno arrivò all'inglese una mossa di cavallo
così astuta che gli mangiò la regina, e lui capì
che questa mossa l'aveva fatta un'altra persona per indicargli
che la signora era morta". Semplicità e stupore
sono le doti principali di Tonino Guerra e da esse deriva una
visione positiva anche quando appare turbata o declinante in
malinconia, come negli esempi che abbiamo visto.
Tonino Guerra continua a guardare il mondo con gli occhi di
un bambino, ma la sua consapevolezza è nel non disperdere
la forza di questa esperienza, nel giovarsene per continuare
a meravigliarsi ogni volta: "La prima parola che ho sentito
nella mia vita è stata: piccolo dove vai? Eravamo in
un camerone, io e la mia mamma, seduti su dei sacchi di granoturco.
Allora io avevo un anno in tutto e non sapevo che cos'erano
le parole e dove andavano a finire".
Oggi lo sa, ma è rimasto quel bambino.
Spadoni
Nevio
Poeta
A Tonino Guerra
Utântazencv
l'è un nòmar sgaf
mo l'è un bël nòmar!
Arivaren tot cvènt a parigê
e' cont, mo te, Tonino, no i badê.
E' viaz che t'é cminzèê longh e' tu fion
u n'véd incóra e' mêr.
La ciapa l'eiba tot i tu culur
coma al parpaj ch'al bala tra dal piöpi
a e' vent alzir dla vita, un sogn cunfus,
un zir ad giöstra coma da burdel
sór'a un caval ch'e' scösa la su tësta
e e' dis ad sè.
Ottantacinque / è un numero dispari / ma è un
bel numero! / Arriveremo tutti quanti a pareggiare / il conto,
ma tu, Tonino, non badarci. / Il viaggio che hai iniziato lungo
il tuo fiume non vede ancora il mare. / Si carica l'alba di
tutti i tuoi colori / come farfalle che danzano tra i pioppi
/ al vento leggero della vita, un sogno confuso, / un giro in
giostra come da bambino / sopra un cavallo che scuote la sua
testa / e dice sì.
Stussi
Alfredo
Critico,
docente Scuola Normale Superiore di Pisa
Alla scuola media di Santarcangelo Tonino Guerra aveva avuto
come insegnante Augusto Campana, al quale poi aveva dedicato
Zarchè, uno dei Scarabócc (1946).
Campana, mio professore a Pisa negli anni Sessanta, me ne aveva
parlato, con palese compiacimento, ma allora mi accontentai
di registrare l'aneddoto senza andar oltre.
Arrivai dunque a conoscere bene quel poeta solo nel 1972, quando
Rizzoli pubblicò col titolo I bu la silloge prefata da
Contini: troppo tardi perché in quello stesso 1972 le
mie pagine su Lingua, dialetto e letteratura (comprese nel primo
volume della Storia d'Italia Einaudi) registrassero almeno l'eco
d'una mia fortissima emozione. Un'emozione che ritorna a distanza
di anni rileggendo certi componimenti, dove una sorta di tinta
monocroma produce effetti di desolata intensità (come
in La féin de' mònd), ma riesce anche a creare
una magica atmosfera sospesa (come in E' mi fióm). Coerente
con una diffusa prassi novecentesca, I scarabócc, componimento
eponimo della raccolta, torce il collo alla retorica dichiarando
che Quèst l'è al murai / e quést l'è
i scarabócc / ch'a féva da burdèl / se
calzinaz: d'accordo, ma a tracce leggere lasciate col gesso
da una mano infantile, si affiancano graffiti incisi sul muro
da unghie insanguinate.
Il primo amore non si scorda mai: forse per questo al Guerra
dalle misure brevi va tuttora una mia predilezione istintiva,
nutrita per altro dal convincimento razionale che quei versi
gli forniscano un incontestabile lasciapassare tra i grandi
poeti italiani del secondo dopoguerra.
Sughi
Alberto
Artista
Finita la guerra era tornato a casa, a Santarcangelo di Romagna,
un uomo singolare e straordinario come non si immagina di poterne
incontrare.
Ci parlava della prigionia in Germania, delle donne, del suo
paese: storie tenute strette dentro i confini della normalità,
ma raccontate come pagine di una favola dove la fantasia mischia
sogno e realtà.
Parlava e interrogava seguendo un segno tracciato nel sentiero
della complicità; le domande e le risposte non potevano
che portare a delle convergenze; era un grande seduttore Tonino,
scaltro e indifeso, saggio e disarmato, colto e contadino.
Erano i tempi del dopo guerra in cui bisognava rimboccarsi le
maniche: c'era una storia da ricominciare e l'urgenza della
ricostruzione aveva chiamato anche gli artisti a un coinvolgimento
politico; questo impegno aveva portato molti di noi fin dentro
i cortei e dietro le bandiere.
Tonino parlava d'altro; portava i suoi amici apprendisti poeti
e pittori, appena più giovani di lui, sulla riva del
fiume ad ascoltare il rumore dell’acqua sui sassi
- "sentite l'acqua che parla, ascoltate bene; avete sentito,
la scorr, la scorr..." (in dialetto parla, parla)
e insisteva fino a quando qualcuno assentiva:
- "si parla, l'ho sentita".
In quegli stessi anni ho scoperto le poesie di Tonino Guerra,
forse ancora prima che fossero pubblicate.
E' stato un incontro importante; le rileggevo di continuo per
capire bene, per decifrare nel profondo l'emozione che mi procuravano.
Queste continue riletture hanno fatto sì che tante ne
ho mandato a memoria; qualcuna la recito ancora agli amici.
Oggi, passati tanti anni, le poesie di Guerra sono nella mia
biblioteca accanto a Montale, a Pascoli, a Auden; sono poesie
dentro la storia della poesia.
Forse Tonino, attraverso la sua singolare e straordinaria testimonianza,
vorrebbe suggerirci il modo per leggere le sue poesie.
Tuttavia il suo destino è quello di un autore ormai classico
e quindi la sua poesia non appartiene più solo al suo
pensiero, ma diventa oggetto di riflessioni che, nel continuo
e mutevole confronto, la mantengono emozionante e necessaria.
Taviani
Paolo e Vittorio
Registi
Tonino, ti dobbiamo una confessione: detestiamo Pennabilli,
l'approdo poetico della tua vita insaziabile.
Tante volte ci diciamo: andiamo a trovarlo… ma la lontananza,
la pigrizia hanno la meglio.
C'è il telefono, certo, e i tuoi racconti ascoltati sul
viva-voce non perdono di magia, ma ci manca l'imprevedibile
spettacolo del tuo gestire, la freschezza dell'ispirazione provocata
dalla nostra presenza lì, davanti a te, tra le rose del
miracoloso roseto di Pennabilli.
Ma quando ci incontriamo, poche volte ormai, quell'aria di libertà
riconquistata, di rinnovata creatività che leggiamo nei
tuoi occhi, ci viene spontaneo mormorare: grande Pennabilli,
detestabile Pennabilli che lo ha portato lontano da noi.
Tchal
Gadjieff Stèphane
Produttore
Mais qui est Tonino?
peintre, sculpteur, dessinateur,
décorateur, acteur, équilibriste, magicien,
en un mot artiste?
assurément
écrivain, scénariste, novelliste, critique,
en un mot poète?
évidemment
bouddhiste, zeniste,
animiste, marxiste, freudien
en un mot humaniste?
sûrement
mais, surtout,
un amoureux, un être humain,
un ami et un mari fidèle,
romantique et généreux
absolument.
Avec une inconditionnelle et parfaite tendresse,
Stéphane Tchal Gadjieff
Teodorani
Annalisa
Poetessa
E’'bèl dla vóita
E' bèl dla vóita l'è
che un dè
t' impèr a magnè al sménti senza la bózza.
Mo d'ogni tènt
u t vén inamént
cl'éultum dè dl'an
tla faldèda dla tu ma
davènti a una róla.
Il bello della vita
Il bello della vita è / che un giorno / impari a mangiare
le sementine senza la buccia / Ma ogni tanto / ti viene in mente
/ quell'ultimo giorno dell'anno / sulle ginocchia di tua madre
/ davanti a un'arola.
Tonini
Ersilio
Cardinale emerito di Ravenna
Tonino Guerra: qualcosa di inconsapevole, non frutto di elaborazioni,
ma qualcosa che sgorga da sé, una fontana che conserva
la freschezza e il fervore innocente della profondità,
a significazione della ricchezza dell'animo umano.
Tonino Guerra: si può paragonare a un brillio, a frammenti
di luce, a balenii come verità profonda che illumina
la realtà, con linguaggi adeguati, e con l’immediatezza
dei bagliori, così veri e così belli, un'intesa
molto intensa.
Turci
Miresa
Scrittrice,
organizzatrice eventi culturali
Una volta era Toni e io credevo fosse uno straniero arrivato
improvvisamente in via Verdi, dove allora abitavamo, e che altrettanto
improvvisamente fosse sparito in un giorno di nebbia.
Crescendo cominciai a comprendere che così non era.
Sua sorella, la maestra Maria, nel corridoio della scuola elementare
di Santarcangelo, raccontava con orgoglio dei libri, delle poesie,
ma specialmente di Roma e dei film che Toni preparava.
Sempre improvvisamente, così a me sembrava, accadeva
che lo incontrassi nello studio di mio padre, nel borgo.
Anche se ormai grande, provavo sempre soggezione e curiosità
per questo signore dagli occhi così spesso serrati dentro
uno sguardo attento e veloce.
Ascoltavo in silenzio. A volte, per non disturbare, mi fermavo
sulla scaletta di legno che porta nello studio e, come alla
radio, seguivo il percorso delle loro parole per meglio fissarle
nella mente.
Cominciava a essere un santarcangiolese importante, giù,
a Roma e non solo.
Un giorno, altrettanto improvvisamente, Toni divenne "Tanina",
come dicono in Russia. L'incontro di Tonino con Lora, la moglie
moscovita, mi spinse dentro racconti fantastici di terre sconfinate,
di freddi siberiani, di tè col miele, di scrittori grandi
e a me sconosciuti, di colbacchi di pelliccia, di ballerini
capaci di rapirti con la loro grazia, di pittori, musicisti,
ma anche di poveri mercanti di mele o di pesciolini rossi.
Con Franco, divenuto nel frattempo mio marito, le nostre frequentazioni
si infittivano e così Tonino cominciava a essere più
reale, più vicino; i racconti diventavano tappeti dalle
trame colorate che spesso ammorbidivano i nostri passi.
Oggi, in momenti di silenzio, magari dopo una fitta nevicata
come è accaduto in questi ultimi giorni, succede che
dal terrazzo di casa, da quello che era il tetto del vecchio
cinema Eden di Santarcangelo, io guardi verso le colline, verso
i monti innevati della Carpegna dove so che a Pennabilli, Tonino,
custodito e difeso da Lora come dentro a una fortezza, continua
a tessere tappeti preziosi, a ridisegnare orizzonti, a inventare
favole per noi.
Ucchielli
Palmiro
Senatore,
presidente Provincia di Pesaro Urbino
Auguri fervidi per festeggiare gli ottantacinque anni
di un grande uomo del nostro tempo,
protagonista della poesia e della sceneggiatura italiana.
La forza della sua intelligenza,
la sua vitalità e la sua carica di ottimismo
sono una ricchezza per tutti noi.
Credo di interpretare i sentimenti di ammirazione
di quanti vivono in questa nostra amata provincia
augurando al geniale artista buon compleanno.
A un grande, a un vero poeta
e ad un uomo come ce ne sono pochi
che sa raccontare la vita
e che ha il potere di rompere il silenzio,
credo siano sufficienti queste poche parole.
All'illustre maestro
con stima e riconoscenza
per quanto già fatto e farà per il nostro territorio.
Urbinati
Giò
Artista
Tonino ti guarda, ti sorride, ti fa parlare.
Tonino è curioso, poi ti prende di sorpresa e ti disarma.
Curioso Tonino.
Valducci
Roberto
Imprenditore
Quanti begli anni trascorsi assieme e quanti quanti ancora naturalmente
assieme! Auguri!
Veltroni Walter
Giornalista,
sindaco di Roma
Caro Tonino,
ti scrivo e metto dentro queste parole (certamente lo vedrai)
un sorriso per te, quello stesso sorriso che si regala agli
amici stretti, ai familiari, a quelli a cui si vuol bene prima
di abbracciarli di affetto. E così ringraziarli semplicemente,
senza tanti fronzoli e cerimonie.
Da queste poche righe, allora, io ti ringrazio per quello che
ci hai raccontato, per i sogni che hai strappato alle nuvole,
e le fiabe che hai trovato dentro la terra come patate, e la
tua poesia, che è acqua che scorre.
Sulle tue parole la misura del tempo scivola via, scivola su
quello che hai scritto e che rimane, nei nostri occhi, nel nostro
interno, e saltellare e giocare come fanno i bambini nei cortili.
Un saluto da tutta Roma.
Veronesi
Umberto
Medico,
direttore dell'Istituto europeo di oncologia
Caro Tonino,
il tuo maestro all'università di Urbino, Carlo Bo,
a chi gli chiedeva a che cosa servisse la poesia, rispondeva:
" Non so a che cosa serve, so che fa star bene".
Nel mio ricettario ideale, per migliorare la qualità
della vita, c'è anche la poesia.
Quella tua, di moderno Omero contadino, e quella russa che abbiamo
imparato ad amare,
attraverso i tuoi occhi e quelli della Lora.
Auguri vivissimi
Wenders
Wim/Donata
Regista
/ artista
Caro Toninotschik.
Comme je ne parle pas assez bien italiano,
et tu ne parles ni tedesco, ni inglese,
et comme mon russe est inexistant,
il ne reste que le francais pour que je puisse te dire
combien je t'adore.
En fait, mon admiration pour toi est sans limites.
Comme ton grand coeur de poète
et ton amour pour le cinéma
ne peuvent pas être mesurés.
Si on me demanderait
(mais personne ose le faire...)
la liste des gens que j'aime le plus au monde,
(sans compter Donata, bien sûr)
je n'hésiterais pas une seconde
d'exclamer de haute voix: Tonino! Bien sûr!
Suivit par Laurotschka, bien sûr!
Donc, quel dommage que nous ne puissons pas être à
votre coté,
ce jour merveilleux,
et que nous devons rester loin, à Los Angeles.
Mais tous les anges, ce jour-là,
sont réunis à Pennabilli, de toute facon!
Mille Baci
Volkova
Paola
Scrittrice,
critica
Lui è Ulisse, che viaggia tra le isole della sua memoria.
Solo che la sua memoria è allargata all'infinito, perché
è la memoria di un poeta.
Dentro questo fiume di immagini metaforiche tutto è vicino
e legato: l'odore di castagne sopra il fuoco, il rumore delle
foglie secche, e una formica nel labirinto del tappeto del mondo.
Lui è un contadino di Romagna e grande poeta.
Il cittadino del mondo del nostro secolo.
Auguri Tonino
Zanzotto
Andrea
Poeta
Tonino 85
Uomo dai mille meriti, si sa,
arduo sarebbe farti un panegirico:
ma basti dir la folle fedeltà
con cui volesti, o cuore eroico - lirico,
i luoghi che divennero un poema
di tangibile terra, brulicante
di rami e voci di salvate piante,
radici di realtà, raggi d'emblema.
Sì che per te la più furiosa peste
che dovunque incendiò la Val di Pado
s'arrestò con le sue voglie più infeste
alle porte del tuo saldo contado.
Dai tuoi giardini di land art risuoni
a tutto il mondo quanto tu ci doni.
A.Z. 2005
da Pieve di Soligo
Zeccherini
Giancarlo
Presidente
Romagna Acque
Caro Tonino Guerra,
la poesia è come una fontana che ristora e disseta tutti
coloro che le si accostano. Noi, come Romagna Acque - Società
delle Fonti, abbiamo contribuito volentieri alle realizzazioni
di alcune fontane della fantasia, realizzate da Guerra in quel
di Cervia, o a Sogliano al Rubicone. Ma più importante
ora, in occasione dell'85mo compleanno del Maestro, sono i sinceri
rallegramenti per le Sue opere che ci hanno fatto compagnia,
e ancora la faranno alle generazioni future.
La ringraziamo per la Sua capacità di inventare il quotidiano,
di tratteggiare i ricordi che contano e le nostre radici profonde,
suscitando sorrisi, sentimenti, riflessioni, grazie al racconto
di quelle piccole storie quotidiane che come un fiume carsico
sfociano nella nostra vita: Amarcord.
Zoffoli
Roberto
Sindaco
di Cervia
Un mondo nuovo e fertile ci hai regalato, ricco di vita interiore,
pulsante come la natura che crea meraviglie.
La tua arte e la tua poesia, preziose cure per mitigare l'invadente
frastuono della mente e il rigido inverno dello spirito.
Si placano così gli affanni del tempo, per sentire il
respiro leggero della giovinezza.
Zavoli
Sergio
Giornalista,
scrittore, senatore
Caro Tonino,
non me la sento di portare fiori, unguenti, serti e palandrane
ai piedi della tua anzianità, che tra l’altro è
più fresca e fiduciosa della mia.
Ho però un'idea, che vorrei affidare a chi ha l'autorevolezza
e gli strumenti per realizzarla: mi piacerebbe che la nostra
regione ti festeggiasse affidandoti il compito di comporre la
sola, vera, grande guida poetica in grado di accompagnare chiunque
venga in Romagna lungo l'orlo dei monti e del mare, i greti
bianchi dei nostri torrenti, i prati con i colori rosa e i celesti
discesi dai muri delle chiesine abbandonate, le conche brune,
scavate tra le montagne, gli slarghi azzurri fino all'Adriatico,
la rugiada che sembra un piccolo pianto sceso dalle nuvole leggere
del Montefeltro che tu sai riconoscere una per una.
Tu riusciresti, lassù, a mostrare ai russi le vele del
Volga, ai parigini le péniches, ai peruviani i segni
dei Maya, agli arabi la Medina, e tutti ti verrebbero dietro
con la leggerezza delle creature di Chagall, pronte a volare
qua e là per acchiappare qualche parola sfuggita a una
tua poesia o a un tuo racconto.
Sono sicuro, Tonino! In capo a un anno si saprebbe che in Italia,
sopra Rimini, sostando in un pianeta chiamato Pennabilli, e
da lì lungo i percorsi immaginati da te, è possibile
entrare in un mondo rifugiatosi così in aria perché,
come diceva Federico (il genio che più ti deve) l’immaginazione
è il modo più alto di pensare.
Nessuno che viva con te, lassù, si meraviglia che il
tuo nome non sia una sorpresa in Grecia, in Germania, nelle
Americhe, in Africa, in Asia. Né che siano saliti fino
a Pennabilli, per starti a sentire, persone come Fellini, Antonioni,
Anghelopulos, Tarkowskj, i Taviani, Rosi, Wenders e altri ancora.
Che persino il Dalai-Lama, un giorno, si sia presentato in piazza,
con la gente che non credeva affatto di sognare, perché
quel grande spirito voleva semplicemente conoscere il poeta
scoperto sulle montagne del Tibet, dentro un silenzio che ricorda
quello dei tuoi camposanti, delle chiese disabitate, dei luoghi
dove hai deposto, come tanti doni, le tue sculture, e dove,
davanti a casa, fino a ieri c'era la piastrella di maiolica
che mi hai regalato, su cui è scritto:
"Quando in autunno / c'erano gli alberi nudi / una sera
è arrivata / una nuvola di uccelli / stanchissimi / che
si sono fermati sui rami. / Pareva fossero tornate le foglie
a dondolare il vento".
Attaccala, se vuoi, a un muro di casa, ma fuori, dove tiri un
pò di vento, mi avevi detto in fretta perché non
dessi troppa importanza a quelle parole.
Siamo sopra gli ottanta, Tonino, e dondoliamo ancora. Che grazia,
e che allegria, saperti lì.