Danelia
Georgij
Regista
Tonino Guerra – poeta, sceneggiatore, scrittore è
anche pittore, è architetto, è scultore, è
mecenate, è l'uomo che crea le favole, è il pedagogo,
è l'inventore, è un giardiniere, è un agronomo,
è un ceramista - ma soprattutto è un buon uomo.
Lui era anche calciatore e direttore di orchestra.
Lui ha scritto un mucchio di sceneggiature, poesie, articoli
e anche favole.
Ha dipinto un numero non calcolabile di quadri.
Con suoi disegni sono stampate tovaglie e arazzi, vengono realizzati
mosaici e ceramiche, etichette per il vino e libri.
Lui costruisce i palazzi della poesia e fontane.
Insomma Tonino ha una infinità di talento.
Mi pare che lassù qualcuno abbia sbagliato, lui doveva
nascere nel Rinascimento.
La diversità e la grandiosità degli interessi
di Tonino, possono essere paragonati a quelli di Leonardo Da
Vinci.
Dasi
Gerardo Filiberto
Segretario
generale Centro Pio Manzù
Scarabócc ancora, per mille anni
" C'è sempre un racconto in ogni sua poesia; c'è
sempre una poesia in ogni suo racconto", scriveva Italo
Calvino di Tonino Guerra.
Noi aggiungiamo: c'è sempre letteratura in ogni suo atto
artistico. Che sia una mattonella di ceramica su un muro, o
un verso scritto su una lapide, tutto l'arsenale immaginario
del poeta e scrittore è pura letteratura, capacità
di espressione attraverso la magia della parola.
E come mago, alchimista del verso e dell'aforisma, dell’endecasillabo
e della fiaba, Tonino non ha rivale nel Novecento letterario
italiano. Mago, ma anche menestrello della parola, capace d’incantarci
non solo attraverso la lettura, ma anche nell’ascolto
di prose, discorsi, improvvisazioni.
Attraverso la parola, Guerra maramaldeggia con la realtà,
miscela sogno e realtà, sussidia la visione delle cose
con una lente colorata d'arcobaleno, così che tutte le
tinte dell'anima, dalle più scure alle più lucenti,
appaiono e scompaiono.
Legato alla terra, per la terra e con la terra confabula continuamente,
insegnandoci il linguaggio del dialogo con la natura.
A questo nuovo umanista, dunque, vogliamo rendere tributo in
occasione del suo anniversario di nascita. Che celebrazione
deve essere, perché agli spiriti creativi e liberi come
Tonino si deve una menzione speciale per il contributo all'ottimismo
(sia detto senza ironia) che ci ha riservato.
Auguri Tonino, auguri davvero. Versaci ancora tanto miele, fai
volare ancora aquiloni, costruisci altri orti di frutti e meridiane
per indicarci il tempo; donaci altri giardini pietrificati,
cento uccelli e chiese abbandonate. Ma soprattutto continua
a scrivere scarabócc!
Dejana
Elisabetta
Docente
Università degli Studi di Milano, ricercatrice F.I.R.C.
Mi sono innamorata di Tonino Guerra un giorno mentre
guidavo ed alla radio trasmettevano una sua intervista.
Tonino raccontava della sua prigionia, di come lì aveva
capito quanto poteva essere bello il dialetto romagnolo, di
come poteva essere poesia, letteratura.
Poi raccontò della sera di Natale quando tutti aspettavano
qualche cosa da mangiare e tutti morivano di nostalgia. Ma nessuno
portò niente per loro e allora Tonino si mise a raccontare
di quando la sua mamma faceva i cappelletti. Raccontò
della sfoglia, la farina, le uova, si mescola tutto, si stende,
si taglia, il ripieno, si butta nell’acqua, si condisce.
Tutti lo ascoltavano e mangiavano con lui, quei sapori che erano
la casa. Molti hanno chiesto un altro piatto.
Ho pensato che questa è la poesia.
Io sono romagnola e a casa si parlava romagnolo, queste cose
sono parte della mia vita.
Allora sono andata in libreria. Un libro, Il viaggio, l'ho letto
tante volte, è bellissimo. Mi piacerebbe incontrare Tonino
una volta.
D'Elia
Gianni
Poeta,
critico
Brindisi
"Al parlar franco di Tonino Guerra,
agli anni del maestro arcangiolano,
che di Romagna ha fatto lingua e serra…
Tanti auguri al dialetto, in italiano!"
Della
Monica Walter
Giornalista,
scrittore
Ritorno a un lontanissimo 1973, al mio primo incontro con Tonino.
Sant'Arcangelo gli aveva dedicato un seminario in occasione
dell'uscita della sua più famosa raccolta di poesie,
I bu. C'era tantissima gente: amici, ammiratori, e studiosi,
poeti, scrittori, giornalisti, venuti da fuori. E tanti relatori,
a parlare di lui e della sua poesia. Fintanto... fintanto che
Tonino non si alza, visibilmente insofferente, per prorompere
in un "Basta!" che gela tutta la platea. "Basta!
Non fatemi vergognare. Non si può continuare così,
a parlare di me. Mi vergogno. In sala ci sono altri poeti, importanti
come Ignazio Buttitta, come Albino Pierro, e studiosi come Tullio
De Mauro, Friedrich Schurr... Non è giusto, non è
giusto. Basta! Scusatemi".
Ecco, ma a questo punto, mi sembrò di cogliere (per il
mio pezzo da inviare alla Fiera letteraria) il lato più
limpidamente significativo, il più profondamente umano
del nostro poeta. Lo stesso di cui è nutrita la sua poesia.
Da quel giorno incominciai a volergli bene, incominciò
la nostra lunga e fedele amicizia.
De
Luigi Fabio
Attore,
autore
Caro Tonino,
ottantacinque anni e ottantacinque pensieri in regalo.
Bello, un pensiero per ogni anno.
Un pensiero per un anno di una vita che non ho vissuto.
Allora scelgo il sesto.
L'anno in cui hai imparato a scrivere.
Auguri e grazie.
De
Santi Gualtiero
Critico,
docente Università degli Studi di Urbino
Guerra al di là della poesia
Qual è la nostra idea sensibile della poesia? Come possiamo
ravvisarne il germe al di fuori della pagina letteraria, alla
ricerca e quasi a garanzia di una sua somiglianza con il mondo?
Mi è capitato di incontrare il nome di Guerra per la
prima volta nei titoli di testa dei film antonioniani sull’incomunicabilità
(L'avventura, La notte, L'eclisse, Il deserto rosso). "Cinema
Nuovo", che allora era per me la rivista di riferimento,
lodava le qualità del suo lavoro, rare tra gli sceneggiatori.
Sapevo che era anche poeta, ma in quel primo tornante degli
anni '60 ero portato a circoscrivere in un limbo la lirica dialettale.
Il primo approccio che ebbi con lui fu telefonico: mi trovavo
a Roma e lo chiamai per una conferenza o una lettura a Urbino.
Trasmettevo anche un desiderio di Bo; in più gli dissi
che Moravia sperava che il suo Miele, raccolta a tutt'oggi memorabile,
giungesse in testa all’elenco stilato da critici, scrittori
ed intellettuali per l’annuale consuntivo letterario di
"Paese Sera".
Il primo incontro diretto – per me decisivo e il più
folgorante tra tutti – fu a Ferrara, nel dicembre '82.
Era in corso un convegno di studi su Michelangelo Antonioni,
al quale prendevo parte.
Guerra mi parlò con la sua carica fabulatoria; mi diede
in dono un libro da lui scritto col grande regista emiliano,
L'aquilone, apponendovi una dedica ("A Gualtiero, nel giorno
di Antonioni"). In quel momento ero ovviamente consapevole
del ruolo da lui svolto nella poesia neo - volgare. Ma non questo
mi colpiva. Percepivo invece quella forma poetica – ideale
e altrettanto sensibile – nella persona e nel modo di
essere dell'autore. Insomma la poesia aveva assunto consistenza
nella persona stessa di Guerra. Tanto che un'astrazione mi si
era tramutata in identità. E il poeta stesso –
quel poeta che era appunto Tonino Guerra – era divenuto
la garanzia di una somiglianza che legava tutt'insieme lirica,
cinema e creatività individuale.
Di
Carlo Carlo
Regista
Quando penso a TONINO,
penso all'AMICIZIA. Ci siamo conosciuti 41 anni fa davanti al
cancello verde dell'Anic di Ravenna. Poco dopo, si sospesero
le riprese de Il deserto rosso perché Michelangelo si
rifiutava di spiegare a Richard Harris la ragione per la quale
doveva entrare in campo da destra a sinistra e non da sinistra
a destra
penso al CIBO. Fu lui a inventare, realizzare e istituire come
appuntamento, "le mangiate" a casa sua - erano gli
anni settanta - riservate a noi pochissimi eletti (Michelangelo
e io con relative compagne). Tonino precettava il fratello Dino
e la mitica Maria (cuoca d'eccezione) i quali, il venerdì
sera di ogni mese, ma talvolta anche due volte al mese, arrivavano
a Piazzale Clodio con la macchina piena di vivande e ingredienti,
arricchiti da novelli Sangiovesi e da piada preparata fresca.
La mangiata primaria era quella del sabato - puntualmente non
oltre le dodici e trenta -, l'altra, la domenica, sempre a pranzo,
per finire "gli avanzi". Alla fine i partecipanti
assegnavano un voto ai cibi che, a seconda della classifica,
potevano essere ancora riproposti
penso ai VIAGGI. A Leningrado, per esempio, quando per la prima
volta abbiamo vissuto la prima notte bianca e incantata a poca
distanza dalla nave Aurora perennemente attraccata davanti alla
finestra dell'albergo. Oppure a Zagorsk a scoprire (perché
in parte coperti da impalcature) e ammirare gli affreschi di
Andrej Rublëv. O al mercato di Taskent (Uzbekistan) per
decifrare semi e ortaggi sconosciuti o di proporzioni insolite.
O a quando abbiamo rischiato l'amicizia, a causa di una discussione
politica tra me e Michelangelo, di cui Tonino era il sobillatore,
davanti ai giardini bagnati di Samarcanda
penso naturalmente anche al CINEMA, a quante volte, nella sua
assoluta lucidità che corrispondeva al mio totale intontimento
delle primissime ore della mattina, mi ha svegliato per circa
vent'anni per raccontarmi storie, leggermi un verso, parlare
di noi o dei nostri amici più cari; e a quelle discussioni
infinite, che spesso sfioravano il litigio, (dato che il suo
carattere romagnolo tendeva, per sua specificità, a prevalere
sul mio, emiliano) sui film visti, sui registi, sui film da
fare; e anche a quando abbiamo tentato con grande passione di
costruire (e nello stesso modo a distruggere) progetti miei
mai realizzati
penso alla POESIA. Tante volte, sempre. Quando la sua vera e
profonda anima di poeta riesce icasticamente a trasfigurare
le parole essenziali e apparentemente stridenti della sua koinè
romagnola in immagini folgoranti
penso allo SCAMBIO INTENSO che c'è stato sempre tra noi
nei tanti giorni della nostra amicizia, quasi un flusso ininterrotto
di idee, di pensieri, di racconti, di immagini, di piccole cose
che ci siamo trasmessi e scambiati, negli anni e di cui ognuno
di noi ha tenuto conto spesso, ma guardandosi bene di dirlo
all'altro.
Penso cioè a quanto il parlare tra noi ci ha aiutato
a vivere, anche momenti gravi
penso, in conclusione, che amico è stato ed è,
TONINO.
Caro Tonino.
Errani
Vasco
Presidente
Regione Emilia-Romagna
Vorrei che tutti gli abitanti di questa regione fossero orgogliosi
di Tonino Guerra. Vorrei che ne sapessero ammirare la capacità
di combinare le proprie radici con una ricerca delle passioni
e delle fantasie più profonde che accomunano le donne
e gli uomini sotto ogni latitudine.
Vorrei che fosse dichiarato monumento nazionale, come quegli
alberi secolari che traggono linfa e nutrimento dalla terra
ma hanno rami e foglie che parlano con il cielo e con le nuvole.
Io, per parte mia, sono da sempre affascinato dalla sua capacità
di stupirsi e dalla sua abilità di stupire. Tonino Guerra
è una specie particolare di poeta, perché è
capace di far accadere cose attraverso le parole.
Fabi
Angiolino
Studioso
Tonino u s cèma ènca "Guerra" ma
léu tla su véita l'à snò regalè
ma la zénta
pèsa e poeséa.
Angiolino Fabi
(Nèd a Santarcanzal i vintitré 'd mèrz
de Vèint)
Faeti
Benny
Scrittore
La poesia ti è sempre accanto: anche quando la tua sensibilità
non la capta. Per questo è importante il rapporto con
il poeta.
Io l'ho sentita lungo il fiume Marecchia, seguendo le tracce
di Rico e Zaira alla ricerca del mare, davanti alla Torre di
Bascio, nei curati filari dell'orto di Liseo, nell'Orto dei
frutti dimenticati: la mia guida alla sua scoperta è
Tonino Guerra, che mi ha aperto ogni possibilità di interpretazione.
Grazie, Tonino, per la tua amicizia e solidarietà!
Fioravanti
Ilario
Artista
I tuoi occhi hanno saputo vedere la realtà
e trasformarla, con l’emozione, in percorsi, ombre,
figure, poesie.
Hai saputo cogliere la forza della nostra terra
e comunicarla alle gente del mondo.
Tutto continua a esistere nel sogno, nella fantasia.
Auguri Tonino perché il tuo tempo si prolunghi
ancora e ci faccia gioire ed emozionare come fai da sempre.
Fiorentini
Isotta
Direttrice
scientifica Associazione Italiana Mosaico Contemporaneo
Il piacere di poter scrivere qualche parola su Tonino Guerra
mi rimanda a uno dei giorni più belli dello scorso anno
quando Daniela mi accompagnò lungo il fiume Marecchia
fino alla casa del poeta.
Intorno a un tavolinetto, in giardino, ricordo un buon tè
e una gradevole conversazione sull’arte musiva da lui
amata.
Ho visto poi la sua casa che mi è parsa come lo specchio
dei suoi sentimenti e del suo conoscere; certamente una raccolta
insolita di oggetti, mobili, opere d'arte, frutto di un esame
minuzioso e di un pensiero lirico. Casa…sul Marecchia,
fiume la cui foce sboccando nell'Adriatico dava origine a un
porto che, ancora prima del porto di Classe congiungeva le genti
dell'antica città di Ariminum alle genti del nord, del
sud e del medio oriente. Permettetemi di dire così come
il poeta Tonino Guerra ha legato, nel suo aperto e illuminato
pensiero e nel suo animo poetico, le genti di molti popoli.
Vorrei ora, in questo anniversario, augurare a lui, uomo di
eccezione, serenità e ancora anni di felice interesse.
Fo
Dario/Franca Rame
Premio
Nobel per la letteratura / attrice, autrice
Caro Tonino, nell'Oriente che tanto ti attira c'è la
consuetudine di nominare "museo vivente" chi sa leggere
una poesia in un sasso raccolto per terra o da una calata di
neve o da una foglia che vola o da una veemente onda del mare
e, più in generale, tutti coloro che trattano le piante
come uomini e ne fanno un unico paesaggio.
Mi piace assegnarti idealmente, con gli auguri per i tuoi 85
anni all'insegna della creatività, questo riconoscimento
orientale.
Francesconi
Rodolfo
Scrittore
Quando andavo a Milano, con i suoi primi libri, I Scarabócc
e I Bu, io mi portavo dietro una parte di Romagna lontano da
casa.
Grazie Tonino
Fucci
Gianni
Poeta
T'un mònd ad “Scarabócc”(*)
Par i tu utentazéinch an
E' córr la véita éulta una spònda
'd sòul
cumè l'aqua dla Fòsa di Muléin,
la chéursa di batécch, al nòsti sféidi,
tra i sgréss dal zghéli chi 'nvurnéss i
uléiv.
E i s-ciócch di tamburéll
te vèc Zugh de Palòun sòtta mal méuri,
i rimbêlza tl'instêda dla memória,
tl'alegréa 'd zurnêdi senza témp.
- Dòp che t ci stê "s'una tuta impristèda
da lòngh da chèsa e senza amòur 'd niséun",
òmbra te lémb ad cal rotòndi gnàri
ch'e' zirévva la mórta,
Castelabêd (**) l’érra e' séid d'un
insógni,
un rógg ad mêr te cór d'una sperênza
-
Inquèl l'è pas t'un mònd ad "scarabócc"
e la véita l'è utentazéinch garnèli
d'ór!
òz che tal mêni u t casca un êrch ad zil.
L'è un vòul ad pavaiòti culurêdi
la tu vòusa ch'la vén
mènda al strêdi de mònd.
I gelsoméin i s slênza da i balchéun
a profumét l'avdéuda. E la rósa
dòulza dla véita la t vén sémpra
dri.
In un mondo di "Scarabócc"
Corre la vita lungo una sponda di sole / come l'acqua della
Fossa dei Mulini, / la corsa dei fuscelli, le nostre sfide,
/ lo stridìo delle cicale che inebriano gli ulivi. //
E gli schiocchi dei tamburelli / nel vecchio Gioco del Pallone
sotto le mura / rimbalzano nell’estate della memoria,
/ nell'allegria di giorni senza tempo. //- dopo che sei stato
in "una tuta prestata / lontano da casa e senza amore di
nessuno" / ombra vaga in rotonde penose: /dove girava la
morte! / Castellabate era un luogo del sogno, / un urlo di mare
nel cuore di una speranza. - // Tutto è passato in un
mondo di "Scarabócc" / vita come ottantacinque
chicchi d'oro! / oggi che nelle mani ti cade un arco di cielo.
// È un volo di farfalle colorate / la tua voce che viene
/ dalle strade del mondo. // I gelsomini si slanciano dai balconi
/ per profumarti festose accoglienze. E la rosa / dolce della
vita ti viene sempre dietro.
(*) I scarabócc è il titolo della prima raccolta
di Tonino Guerra, scritta in dialetto romagnolo di Santarcangelo,
e pubblicata nel 1946 dopo il suo ritorno dalla prigionia in
Germania.
(**) Castelabêd (Castellabate), è una località
nei pressi di Torre Pedrera di Rimini, dove esisteva una solitaria
spiaggia in mezzo agli orti, tanto cara a Tonino e ai suoi amici
santarcangiolesi del "Cìrcal de Giudéizi".
Fuschini
Francesco
Sacerdote,
scrittore
Il libro di Tonino Guerra diventa un segno tra le pagine dei
giorni…
La sua gente, il suo mondo, le curiosità del suo cuore:
ecco un uomo che crede ciecamente alla fantasia.
Gaiduk
Viktor
Scrittore,
storico
"Il mio corpo è un giardino. La mia volontà
il suo giardiniere"
William Shakespeare
Con Tonino Guerra inizia e prosegue per me un viaggio cominciato
vent'anni fa dalla Moscova all'Adriatico, dalla Russia a Santarcangelo,
in Romagna, a Pennabilli. Un viaggio alla scoperta di alcuni
tra i più bei giardini della poesia italiana: ed è
un viaggio nel tempo, nella memoria, nell’immaginazione.
Protagonista è sempre l'Orto dei frutti dimenticati,
opera d'arte vivente perennemente mutevole. C'è anche
l’acqua vitale e giocosa delle fontane, costruite da Tonino
nella sua terra romagnola, che esalta la sua poesia.
Devo confessare che è necessario molto senso di amicizia
per aprire i cancelli del proprio giardino, come fa Tonino,
alle visite di estranei, anche se simpatizzanti e io ho l'orgoglio
di averne formati tanti attraverso le mie traduzioni in lingua
cirillica. Forse, bisogna essere un pò "pazzi"
per dedicarsi anima e corpo a un giardino: se per "pazzo"
s'intende chi ha una passione e un rispetto straordinario per
luoghi dove ogni giorno va in scena uno spettacolo diverso e
irripetibile.
Per fortuna, anche in Russia sono sempre più numerosi
i "pazzi" per la bellezza, la storia, il paesaggio
e grazie a Tonino, artefice di opere d'arte universalmente apprezzate,
si sentono incoraggiati ad andare avanti su questa strada.
Giannella
Salvatore/Manuela Cuoghi
Giornalista
/ docente d'arte
Un giorno, Tonino, ci hai detto:
- "Ogni giorno è il mio compleanno".
Sì, e noi festeggeremo con Lora i tuoi compleanni ogni
giorno, magari una volta all'anno in modo speciale.
Come in questo giorno d’esordio della primavera 2005 in
cui il mondo festeggia un uomo che ha onorato l'Italia e che
è degno di essere onorato.
Giannini
Gianni
Presidente
Mostra Antiquariato Pennabilli
Caro Tonino,
sono vent'anni che ci conosciamo e da allora hai girato in lungo
e in largo la Valmarecchia. Non c'è villaggio, corso
d'acqua, bosco che tu non abbia visto. Soprattutto le case abbandonate
e gli incontri con gente che vive isolata. E in ogni luogo abbiamo
raccolto o un sasso o un coppo ammuffito o una scheggia di qualcosa
che poi abbiamo conficcato nel muro di casa tua, come poetici
amuleti.
Tonino, sei più giovane di vent’anni fa.
Ci siamo dati un traguardo di vita: arrivare ai 130 anni e non
meno di 120.
Tonino, il tuo insegnare "salviamo la nostra valle"
oggi più di prima fa sorridere i nostri bambini alle
finestre e nei cortili.
Giannini
Rita/Natalino Cappelli
Giornalista,
scrittrice / amministratore, già sindaco di San Leo
Nostro figlio un giorno ti chiese:
- "Perché Tonino sei sempre in Guerra?". E
tu sorridesti.
Noi in quella domanda di bambino abbiamo ritrovato il poeta
dei due fratelli che ne Il miele combattono la battaglia della
vita e abbiamo ritrovato l'uomo che per trent'anni ha gridato:
- "Salviamo Saiano!".
E' la guerra potente e salvifica delle tue parole.
E' la parola di Guerra che traccia orme indelebili.
Grazie per averci permesso di seguirle.
Giangrandi
Francesco
Presidente
Provincia di Ravenna
I poeti sono persone speciali. Perché sanno trovare nel
cuore parole che ci emozionano, perché con la loro sensibilità
capiscono in anticipo i sentimenti del tempo in cui viviamo
e dove ci stanno portando.
Tonino Guerra è un poeta vero, che possiede il dono divino
di saper usare le parole per comunicare con il mondo.
Detto questo, mi chiedo anche se è giusto e come faccio,
io che sono ragioniere, a giudicare un poeta? E' tanto se lo
capisco.
Eppure Tonino Guerra è anche qualcosa di più di
un poeta o di uno scrittore. Perché con la sua opera
e la sua testimonianza ha costruito un monumento che rappresenta
questa terra di Romagna, con le sue intelligenze, con il suo
modo originale di guardare al mondo, con il suo umorismo, con
la sua voglia di vivere.
Tonino Guerra ha trovato nel proprio cuore le voci e le immagini
di questa terra e ce le ha fatte vedere e ascoltare.
E noi, da ravennati, lo ringraziamo.
Geri
Girolamo
Architetto
Non è giorno di sportello, neanche l'ora per il pubblico.
La porta è aperta, entra, si toglie il cappello:
- Sono Tonino Guerra - un sospiro e si siede. Ha dovuto fare
lo scalone a due rampe e percorrere il lungo androne del primo
piano, per trovare, in fondo, il mio ufficio: posticcio, povero,
le sedie di legno.
Cosa dico! Povero? Per entrare bisogna passare davanti a una
teoria di santi contegnosi dentro fiamme d'oro di Jacobello
di Bonomo; figure levigate, volti come di porcellana di Luca
Longhi sopra la mia testa; la scrivania e la credenza: Albini-Helg,
compasso d'oro.
Va subito al sodo Tonino:
- Ha presente, in piazza, la casa ad angolo? Sotto c'è
il bar! E' la mia; sopra, il terrazzo perde -.
Agita la destra nell'aria e alza gli occhi dalle ginocchia:
- E farci una specie di attico?… con un berceau per l'ombra…-
Sulla mia faccia sento che le labbra si stirano, mi passo un
baffo fra l'indice e il pollice:
- E' centro storico e .... -
- Allora niente - si alza, una molla; sulla porta si rimette
il cappello; la volta dell'androne mi rimanda un arrivederci
con l'eco.
Per consolarmi, attacco, con la matita, curve e bisce al labirinto
de "l'uomo parallelo" e mi perdo a fare la conta dei
barattoli tra le dune.
Ma una mattina di febbraio. A Ca' Paesino ancora dei fazzoletti
di neve:
- C'è nessuno? - la voce, forte, non mi è nuova,
viene dal cortile; mi affaccio.
- Ah! Sei tu? - dice e alza gli occhi sulle grosse branche del
noce mentre lo saluto. Ritorna a guardarmi, un grande sorriso:
- Òs-cia che casa!… E' tua? - . Ci facciamo festa
e volano via dai rami i pavoni. Ritorna a trovarmi, finché
cattura il loro volo: in cinque, uno dopo l'altro, dal terrazzo,
mentre il sole tramonta.
Poi, con la scusa dei baffi, un giorno, arriva un pittore, mi
fa salire su una scala a libro: una gamba all'aria, le ali,
una di carta e ciao, non mi son mosso più.
Gori
Gianfranco Miro
Saggista,
poeta, sindaco di S.Mauro Pascoli
Mio caro Tonino,
ho sentito parlare di te, la prima volta, dal barbiere del mio
paese, San Mauro Pascoli. Io ero poco più che bambino.
Lui raccontava, nei pomeriggi invernali, di un professore di
italiano all'Avviamento di Savignano. Dalle sue storie sbucava
un tipo geniale, stravagante, oltre che dotato di una poderosa
memoria: riconosceva, chiamandoli per nome, gli studenti che
rincontrava a distanza di anni.
Ho sentito parlare di te, la seconda volta al mio paese (ma
all'epoca già sapevo che eri lo sceneggiatore di Antonioni),
da un cineamatore: un autodidatta di talento che amava ripetere
una tua affermazione. La riporto a mia volta, confidando di
rispettarne se non la lettera il senso. Tonino Guerra ha detto
che non dobbiamo preoccuparci dei significati, tanto poi ci
pensano i critici.
All'epoca ero poco più che adolescente. Amavo i pepla,
i western (americani e italiani), gli horror… Ma cominciavo
a interessarmi al cosiddetto cinema d’autore.
Anni dopo, ho avuto il privilegio di conoscerti, per motivi
professionali, anche personalmente. Più tardi ho incontrato
le tue poesie in dialetto. Bellissime. Che mi hanno indotto,
insieme all'esempio di un poeta mio compaesano, Mino Giovagnoli,
a scrivere a mia volta versi in romagnolo. Se ciò sia
stato un bene o un male, non so dire. Certo è che ti
debbo ringraziare per tutto ciò che hai insegnato a me
e a noi provinciali. Tu che hai fatto non solo il percorso di
andata, Romagna - Roma, ma anche quello di ritorno. Ti devo
ringraziare per la tua genialità e per la tua generosità.
Coi miei più affettuosi auguri di un felice ottantacinquesimo
compleanno.
Graziani
Italo
Organizzatore
culturale
Mi pare proprio 40 anni fa che ho letto Il lunario.
Adesso conosco i mandorli del tuo giardino e da molti anni metto
il vestito buono e vengo a farti gli auguri.
Grignaffini
Nene e Francesco Conversano
Registi
Grazie Tonino,
per averci ricordato il valore della curiosità e della
passione,
dell'ironia e della leggerezza con cui guardare le cose…
per averci raccontato quanto sia prezioso il ricordo dell'infanzia
e l'affetto per la propria terra standone lontano…
per averci fatto comprendere la forza dell'indignazione…
per averci regalato frammenti della tua memoria
e raccontato "due o tre cose sulla Romagna"…
per aver mostrato a noi, attratti dalla fascinazione dell'immagine,
l'incanto della parola.
Buon Compleanno
Günter
Roland
Architetto,
scrittore
Con una o due frasi non posso esprimere che cosa significa l'amicizia
con Tonino per la mia vita.
Ma questo cosmo che devo a lui l'ho descritto in Germania in
tre libri, tanti articoli e mille citazioni.
E oltre questo ho inventato Tonino molte volte da figura letteraria
nei teatri della mia immaginazione.
Tutto in tedesco e dunque rimane enigmatico e da indovinare.
Ma giuro: esiste.